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Annullamento: detenzione domiciliare, arresti domiciliari

Annullamento: detenzione domiciliare, arresti domiciliariAnche in tal caso si differenzia: persona libera e in stato di arresti domiciliari:si attua il procedimento del 656 comma 5, in forza del quale, bloccato l'ordine di attuazione da parte del PM, la persona manda la richiesta entro 30 gg. dall’arrivo dell'ordine di attuazione e del decreto di interruzione, al PM, che la rinvia al tribunale di vigilanza che deciderà entro 45gg.

L'art. 656.10 chiarisce, riguardo a questo caso, che se il soggetto punito é agli arresti domiciliari, per l’illecito oggetto della pena da attuare, il PM blocca l’attuazione del provvedimento di carcerazione e invia gli atti senza rinvio al tribunale di vigilanza affinché pensi, senza convenzionalità, alla possibile attuazione del provvedimento alternativo dell’arresto domiciliare.

Fino alla deliberazione il condannato resta in regime di detenzione e il tempo coincidente è ritenuto come pena scontata totalmente.

E’ dunque un sistema di trasformazione dell'arresto domiciliare in detenzione domiciliare, ma non vi è un meccanismo automatico e il soggetto punito, che ne sia interessato, potrà in ogni caso richiedere un altro provvedimento.

Persona detenuta: secondo l'art. 47ter comma 1quater la richiesta va fatta al giudice di vigilanza, che può ordinare l'attuazione temporanea del provvedimento, se vi sono le condizioni previste dai commi 1 e 1 bis.

Si attuano poiché conciliabili le norme del 47 comma 4. Il giudice di vigilanza invierà in seguito gli atti al tribunale che deciderà in via conclusiva sull’autorizzazione o meno del provvedimento.

Per i casi del comma 1 ter vale l'art. 684 comma 2 c.p.p., che presume un procedimento uguale a quello del 47 comma 4. Il tribunale di vigilanza nell’ordinare la detenzione stabilisce regole e direttive in base a quanto fissato dall'art. 284 c.p.p. (arresti domiciliari), indicando limitazioni all’esecuzione di determinate attività, o l’interdizione a conservare specifiche relazioni personali che possono indurre ad eseguire altri illeciti.

Specifica e attribuisce anche i provvedimenti per l’azione del servizio sociale.

Queste ordinanze possono essere variate dal giudice di vigilanza.

Il soggetto punito in stato in detenzione domiciliare non è subordinato alla regolamentazione penitenziaria e alle connesse disposizioni; nessun obbligo pesa sull'amministrazione penitenziaria per il suo sostegno, assistenza sanitaria e protezione.

Ma qui bisogna fare un chiarimento, perché la disposizione va intesa nel senso che non sono applicate le regole della normativa penitenziaria che concernono la disciplina interna degli istituti di pena; all’opposto l’insieme delle altre regole della normativa penitenziaria non può che essere attuato totalmente; a questo proposito si può far riferimento agli interventi del giudice di vigilanza, chiaramente presunti dall'O.P. come le variazioni delle disposizioni, deliberazioni per intervento di nuovi requisiti di perdita della libertà, disposizioni di sospensione cautelare, e anche la calcolabilità della detenzione domiciliare nel lasso di tempo da considerare per la scarcerazione anticipata.

Tenendo conto di questo si può, poi, considerare attuabile per il soggetto in regime di detenzione domiciliare la regolamentazione delle autorizzazioni (premio e di necessità).

La lontananza dalla residenza o dagli altri posti in cui è stata stabilita l’attuazione della detenzione completa gli estremi del reato di evasione, in tal caso la polizia giudiziaria deve avvisare all'istante il giudice di vigilanza.

Annullamento: La detenzione domiciliare è annullata: se la condotta del detenuto, che non rispetta la normativa o i provvedimenti stabiliti, sembra essere non conforme alla continuazione delle disposizioni (comma 6); se cessano le condizioni indicate nei commi 1 e 1 bis (comma 7); se scappa, in tal caso la denuncia può causare la cessazione, vale a dire che è determinata in base ai casi (tale puntualizzazione deriva dalla sentenza della corte cost. sent.173/97 con cui è stata affermata l’incostituzionalità del comma 9 nella sezione in cui fa scaturire in modo automatico l’interruzione della detenzione domiciliare dalla consegna della denuncia di evasione) laddove la pena per tale reato implica la revoca (commi 8 e 9).

L'studio specializzato a Roma, Milano, Napoli,Torino, Palermo, Genova, Bologna, Padova e Cagliari si ocupa anche di: diritto penale minorile, militare, tributario, amministrativo, denuncie per stalking, querele, Ingiuria, oltraggio, diffamazione, difesa reati penali, responsabilità medica penale, crimini informatici, crimine informatico, reati telematici, sequestro di persona, estorsione, rapina, stupro, associazione per delinquere, truffe, frodi fiscali, omicidi colposi, colpa medica, traffico di rifiuti, detenzione materiale pedopornografico, omicidi colposi in incidenti stradali, Estradizione internazionale.

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L'art. 47 ter comma 9 bis indica che se il provvedimento emesso per i casi del comma 1 bis (se non vi sono le condizioni per l'affidamento) è annullato, la punizione residua non può essere da altro provvedimento.

avvocato specializzato arresti domiciliari

supporto legale: evasione in seguito ad una misura custodia cautelare domiciliare

Una tale situazione così incerta accresce i dubbi e le misure preventive in modo tale da motivare forme di controllo più sicure.

Con ciò si spiega perché con la custodia cautelare viene a configurarsi il reato di evasione nel momento in cui si attua una condotta diversa da quella attesa.

Quindi, anche la temporanea assenza solo per pochi minuti, prevede l’applicazione del 385 c.p. che integra il reato, in quanto anche le azioni irrilevanti non devono ostacolare le forme di vigilanza della polizia giudiziaria, modalità necessarie per l’attuazione di una custodia cautelare meno afflittiva.

Tutto questo ha validità anche quando si autorizza il soggetto ad allontanarsi dal proprio domicilio per raggiungere presidi ospedalieri e lo faccia senza avvisare la polizia giudiziaria (Cassazione Penale, sez. VI, sent. Del 1/7/99, n.10256).

La comunicazione alla polizia giudiziaria addetta alla vigilanza è fondamentale in quanto rende valida l’autorizzazione che il giudice concede con la disposizione degli arresti domiciliari. 

Altra cosa fondamentale è la qualificazione penale del domicilio, che secondo la Suprema Corte di Cassazione si configura come la sede in cui l’imputato trascorre la propria vita, ad esclusione delle altre aree a livello condominiale, come giardini, cortili, e così via che non sono attinenti alla casa vera e propria.

Questo risulta necessario per facilitare la vigilanza della polizia e per fare in modo che il soggetto non frequenti o abbia contatti con altre persone, per le quali non è stata concessa alcuna autorizzazione.

Altresì, chi viola le disposizioni degli arresti domiciliari è soggetto alla cosiddetta custodia cautelare carceraria, non attuandosi la circostanza dell’ipotesi di una condanna minore nel massimo a 4 anni di reclusione, di cui all’art.280, comma secondo, c.p.p., che è revocata, con la normativa del comma terzo dello stesso articolo, nei casi in cui si violino i provvedimenti relativi ad una misura cautelare.

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Ne deriva che a colui che commette il reato di evasione in seguito ad una custodia cautelare domiciliare può essere applicata quella carceraria, anche se la condanna attesa per il reato di cui all’art.385 c.p. sia inferiore ai quattro anni di reclusione, poiché fa riferimento ad un comportamento che include una violazione ai provvedimenti che riguardano una misura cautelare (Cassazione penale, sez VI, sent. 22/2/2000, n.221).

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