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arresto domiciliare: avvocato penalista specializzato: difesa procedura diritto penale

arresto domiciliare: avvocato penalista specializzato: difesa procedura diritto penaleLa disposizione è valida fino alla deliberazione del tribunale, a cui il giudice di vigilanza recapita prontamente gli atti. L'attuazione della pena continua nel corso dell’attuazione dell’arresto domiciliare.

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Pena di detenzione non maggiore di 2 anni, anche se restante di pena più grande, a prescindere dai criteri di cui al primo comma, ove non vi siano i requisiti per la custodia in prova al servizio sociale; ammesso che questo provvedimento possa respingere il rischio che il soggetto punito esegua altri illeciti.

Tale provvedimento non è valido per i soggetti puniti per gli illeciti di cui all'art. 4bis. In tal caso pertanto si ignora la considerazione dei fattori individuali, ossia quelli previsti dal comma 1.(47ter comma 1ter) Casi in cui potrebbe essere previsto il differimento obbligatorio od opzionale dell’attuazione della pena in base agli artt. 146 e 147 c.p., anche se la pena oltrepassa i 4 anni.

In tal caso, se la persona è in tale stato, il tribunale può autorizzare il provvedimento, decretando un limite di durata di questa attuazione, limite che può essere rimandato.

Va chiarito che, in tal caso, si applica l'art. 684 comma 2 c.p.p.: Nel caso in cui vi è valida ragione per credere che vi siano i requisiti affinché il tribunale ordini il differimento, il giudice di vigilanza può disporre il rinvio dell'attuazione o, se il rinvio della detenzione può causare un pesante danno al soggetto punito, la scarcerazione del recluso.

Tale provvedimento tende a permettere che sia sempre autorizzata la detenzione, se la persona é in queste condizioni, e n sostanza il tribunale è orientato a prediligere la detenzione al rinvio della pena. Criteri di autorizzazione e direzione.

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avvocato specializzato arresti domiciliari

Annullamento: detenzione domiciliare, arresti domiciliari

Anche in tal caso si differenzia: persona libera e in stato di arresti domiciliari:si attua il procedimento del 656 comma 5, in forza del quale, bloccato l'ordine di attuazione da parte del PM, la persona manda la richiesta entro 30 gg. dall’arrivo dell'ordine di attuazione e del decreto di interruzione, al PM, che la rinvia al tribunale di vigilanza che deciderà entro 45gg.

L'art. 656.10 chiarisce, riguardo a questo caso, che se il soggetto punito é agli arresti domiciliari, per l’illecito oggetto della pena da attuare, il PM blocca l’attuazione del provvedimento di carcerazione e invia gli atti senza rinvio al tribunale di vigilanza affinché pensi, senza convenzionalità, alla possibile attuazione del provvedimento alternativo dell’arresto domiciliare.

Fino alla deliberazione il condannato resta in regime di detenzione e il tempo coincidente è ritenuto come pena scontata totalmente.

E’ dunque un sistema di trasformazione dell'arresto domiciliare in detenzione domiciliare, ma non vi è un meccanismo automatico e il soggetto punito, che ne sia interessato, potrà in ogni caso richiedere un altro provvedimento.

Persona detenuta: secondo l'art. 47ter comma 1quater la richiesta va fatta al giudice di vigilanza, che può ordinare l'attuazione temporanea del provvedimento, se vi sono le condizioni previste dai commi 1 e 1 bis.

Si attuano poiché conciliabili le norme del 47 comma 4. Il giudice di vigilanza invierà in seguito gli atti al tribunale che deciderà in via conclusiva sull’autorizzazione o meno del provvedimento.

Per i casi del comma 1 ter vale l'art. 684 comma 2 c.p.p., che presume un procedimento uguale a quello del 47 comma 4. Il tribunale di vigilanza nell’ordinare la detenzione stabilisce regole e direttive in base a quanto fissato dall'art. 284 c.p.p. (arresti domiciliari), indicando limitazioni all’esecuzione di determinate attività, o l’interdizione a conservare specifiche relazioni personali che possono indurre ad eseguire altri illeciti.

Specifica e attribuisce anche i provvedimenti per l’azione del servizio sociale.

Queste ordinanze possono essere variate dal giudice di vigilanza.

Il soggetto punito in stato in detenzione domiciliare non è subordinato alla regolamentazione penitenziaria e alle connesse disposizioni; nessun obbligo pesa sull'amministrazione penitenziaria per il suo sostegno, assistenza sanitaria e protezione.

Ma qui bisogna fare un chiarimento, perché la disposizione va intesa nel senso che non sono applicate le regole della normativa penitenziaria che concernono la disciplina interna degli istituti di pena; all’opposto l’insieme delle altre regole della normativa penitenziaria non può che essere attuato totalmente; a questo proposito si può far riferimento agli interventi del giudice di vigilanza, chiaramente presunti dall'O.P. come le variazioni delle disposizioni, deliberazioni per intervento di nuovi requisiti di perdita della libertà, disposizioni di sospensione cautelare, e anche la calcolabilità della detenzione domiciliare nel lasso di tempo da considerare per la scarcerazione anticipata.

Tenendo conto di questo si può, poi, considerare attuabile per il soggetto in regime di detenzione domiciliare la regolamentazione delle autorizzazioni (premio e di necessità).

La lontananza dalla residenza o dagli altri posti in cui è stata stabilita l’attuazione della detenzione completa gli estremi del reato di evasione, in tal caso la polizia giudiziaria deve avvisare all'istante il giudice di vigilanza.

Annullamento: La detenzione domiciliare è annullata: se la condotta del detenuto, che non rispetta la normativa o i provvedimenti stabiliti, sembra essere non conforme alla continuazione delle disposizioni (comma 6); se cessano le condizioni indicate nei commi 1 e 1 bis (comma 7); se scappa, in tal caso la denuncia può causare la cessazione, vale a dire che è determinata in base ai casi (tale puntualizzazione deriva dalla sentenza della corte cost. sent.173/97 con cui è stata affermata l’incostituzionalità del comma 9 nella sezione in cui fa scaturire in modo automatico l’interruzione della detenzione domiciliare dalla consegna della denuncia di evasione) laddove la pena per tale reato implica la revoca (commi 8 e 9).

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L'art. 47 ter comma 9 bis indica che se il provvedimento emesso per i casi del comma 1 bis (se non vi sono le condizioni per l'affidamento) è annullato, la punizione residua non può essere da altro provvedimento.

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